sabato 28 gennaio 2012

Presentato, modificato e poi reso definitivo: cosa è successo e cosa ci dovremo aspettare con l’entrata in vigore del Decreto sulle liberalizzazioni

Presentato, modificato e poi reso definitivo: ANIE/GIFI e APER ci spiegano cosa è successo e cosa ci dovremo aspettare con l’entrata in vigore del Decreto sulle liberalizzazioni

Il Decreto Legge sulle liberalizzazioni ha introdotto una serie di novità, alcune delle quali relative al comparto del fotovoltaico e di sicuro non positive per la stabilità del settore. Sembra di essere tornati ai fatidici momenti prima dell’approvazione del cosiddetto Decreto Romani: caos, poca chiarezza e uno stop che di fatto blocca il settore. A scapitarci un’unica categoria di persone: gli imprenditori, che da un giorno a un altro hanno visto i loro investimenti andare in fumo. Ma chi è che ci guadagna da tutto ciò? Andiamo per gradi e cerchiamo di capire cos’è successo. Lo facciamo sentendo cosa hanno da dirci a riguardo due grandi ass

ociazioni che in Italia rappresentano il comparto del fotovoltaico: ANIE/GIFI e APER. Tutto è partito dal tanto discusso art.65.

Valerio Natalizia (Presidente ANIE/GIFI): “Nella prima bozza dell’articolo 65 c’era a nostro avviso il grosso pericolo che si creasse una sorta di Salva Alcoa 2. Nel comma 1, infatti, si parlava dell’immediato divieto di costruire impianti solari fotovoltaici su terreni agricoli, però poi si dava una proroga di 12 mesi valida per tutti gli impianti. Una situazione che, in pratica, andava a posticipare l’introduzione degli articoli 4 e 5 del Decreto Romani, ovvero il limite che sarebbe entrato in vigore dal 29 marzo 2012 e che stabiliva la potenza massima di 1 MW (art. 4) e l’occupazione fino a un massimo del 10% della superficie a disposizione (art. 5). Con il comma 2, invece, si dava la possibilità di installare impianti anche superiori al MW su terreni agricoli. Per ques

to inizialmente non siamo stati d’accordo né sullo stop sui terreni agricoli né sull’introduzione di una normativa nuova quando neanche quella vecchia era riuscita a entrare in vigore (lo avrebbe fatto il 29 di marzo). Il pericolo che vedevamo era una corsa alle installazioni di impianti di grossa taglia”.


Pietro Pacchione (APER): “Modificare la normativa di riferimento dall’oggi al domani comporta non pochi disagi per il mondo industriale. L’avere regole chiare e certe è una base fondamentale per qualunque filiera industriale e l’imprenditore deve essere messo nelle condizioni di poter creare una filiera, strutturarsi e fare impresa. Aprendo a tutti gli effetti il limite inizialmente presente nel Decreto Legislativo 28, la prima versione dell’art. 65 apparentemente avrebbe avvantaggiato il mercato dato che avrebbe aperto il mercato degli impianti a terra su terreni agricoli per un anno; diventava però un problema se messa in relazione con il IV Conto Energia, nel quale c’è anche un limite di spesa annua (abbiamo raggiunto 5,5 mld€ a fronte di un limite massimo di spesa tra 6-7 mld€). Il rischio sarebbe stato quello di stare sotto una coperta corta, cioè di non riuscire più a controllare la spesa di questi impianti e di consumare in tempo reale tutte le risorse a disposizione per i prossimi anni”.

Non è ancora chiaro quali siano state le intenzioni di chi ha proposto questo articolo; forse l’intento era quello di bloccare le installazioni sui terreni agricoli, ma con la prima bozza ci sarebbe stato il rischio di un’accelerazione delle installazioni. Per questo è stato facile ripensare a quanto è successo con il Salva Alcoa, una norma dapprima positiva che poi però si è ritorta contro il settore. Si arriva dunque al secondo testo, con una modifica alla formulazione dell’art. 65 in totale contrapposizione a quella della prima bozza e che di fatto ha reso immediatamente impossibile l’ottenimento delle tariffe incentivanti a determinati impianti.

Valerio Natalizia (Presidente ANIE/GIFI): “Nella seconda bozza, l’art. 65 è stato modificato per diventare più ingiusto dal punto di vista della certezza del diritto. Con l’entrata in vigore del Decreto due giorni fa, infatti, nel comma 2 si bloccano da subito tutti gli impianti superiori al MW, costruiti e non ancora collegati alla rete. In pratica, un investitore che aveva già ricevuto i finanziamenti e stava ultimando le fasi di connessione dell’impianto alla rete, si è visto arrivare una nuova normativa che di fatto ha bloccato gli incentivi all’impianto”.

Pietro Pacchione (APER): “Si tratta di una norma retroattiva assurda e si spera che si tratti un grossolano errore che deve essere immediatamente corretto e modificato. Il Decreto Legislativo 28 poneva dei limiti per i nuovi impianti su terreni agricoli, ma dava un periodo transitorio di salvaguardia, che si sarebbe concluso il 29 marzo del 2012: a partire da quando è stato pubblicato il Decreto, infatti, veniva dato 1 anno di tempo per chiudere gli impianti che non rispettavano le caratteristiche indicate dal Decreto stesso. Con la pubblicazione di questo articolo, le centinaia di imprenditori che stavano costruendo un impianto in funzione del regime di salvaguardia normato con il Decreto Lgs 28 in una notte si sono visti bruciati i propri investimenti”.

Tanti dunque i rischi che si corrono e forte il nonsenso di un grave errore, venuto fuori dal tentativo di correggerne uno meno grave. Cosa fare?

Valerio Natalizia (Presidente ANIE/GIFI): “Stiamo cercando di capire se all’interno della nostra associazione ci siano casi reali e quindi azioni che i singoli investitori intendano portare avanti. Ci siamo poi rivolti alle istituzioni e agli interlocutori politici per spiegare nel dettaglio i motivi per cui non siamo contenti di questo provvedimento e, dai primi riscontri, a me sembra che non tutti abbiano capito bene quali potrebbero essere gli effetti di questo articolo; per questo stiamo cercando di spiegare bene nel dettaglio per aiutare a fare chiarezza. Resta il fatto che non è questo il giusto modo di operare. Se ci sono dei provvedimenti allo studio, a nostro avviso, dovrebbero essere interpellate per prime le associazioni di settore. In questo caso specifico, è successo tutto all’improvviso e, a mio avviso, senza fare le dovute valutazioni”.

Pietro Pacchione (APER): “Stiamo valutando se ci sono strade legali che possono essere perseguite immediatamente. C’è un circolo vizioso dove da una parte ci sono le banche che ovviamente si mettono in tutela e, dall’altra, ci sono gli imprenditori bloccati perché non ricevono più soldi dalle banche per finire l’impianto. I tempi sono strettissimi per recuperare questo errore e comunque si tratta di una situazione che porta a perdere gli incentivi”.

Sta di fatto che, ad oggi, le associazioni si stanno interfacciando tra loro per portare avanti azioni congiunte e i vari uffici legali si stanno confrontando per capire quali siano gli strumenti migliori per procedere. Unanimi ovviamente su una cosa: si tratta di una norma inaccettabile in un Paese civile.

Fonte (rinnovabili.it)
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venerdì 27 gennaio 2012

Clini: avanti con gli incentivi sul FV ma adeguati ai "costi"

Secondo il Ministro dell’Ambiente il costo dei pannelli FV, attualmente inferiori del 75% rispetto al 2004, renderebbe gli incentivi troppo "generosi"

Con un costo dei pannelli fotovoltaici attualmente inferiore del 75% rispetto al 2004, il sistema incentivante, (soprattutto per i grandi impianti), è diventato ‘generoso’ – lo ha comunicato ieri il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati, aggiungendo che “le agevolazioni garantisce ai produttori un rendimento ‘non sano’ intorno al 20% mentre normalmente altri tipi di investimento rendono il 7-8%”. La dichiarazione, si inserisce anche nel quadro dei tagli ufficiali agli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola, ad ‘effetto retroattivo’ inseriti a sorpresa nel recente decreto liberalizzazioni che causerebbe – secondo le stesse associazioni di settore quali Anie/Gifi, Aper, Assosolare etc – dei gravi danni alle imprese FV che attualmente stanno avendo degli investimenti in corso.

Secondo Clini comunque, il contesto attuale indica “qualcosa di disturbato nel meccanismo incentivante”, e proprio per questo motivo forse, il CDM avrebbe accolto favorevolmente la proposta del ministro dell’Agricoltura per lo stop all’utilizzo dei terreni agricoli destinati alla generazione di elettricità. Nonostante tutto, l’importanza del settore fotovoltaico resta ancora una “priorità” di Governo: gli incentivi infatti, continueranno ad essere erogati fino al raggiungimento della grid parity e, come annunciato dallo stesso Clini nel corso di un suo precedente convegno a Padova, occorrerà puntare molto sulla ricerca e la produzione di tecnologie FV più efficienti. “L’utopia – ha dichiarato – sarebbe quella di catturare l’88% di energia che non viene attualmente utilizzata, riducendo contestualmente le dimensioni degli impianti.” Tutto questo riguarderà ovviamente non solo il solare, ma anche il comparto geotermico e delle biomasse, “dove si potranno ancora raggiungere dei risultati elevati in termini di rendimenti” con dei margini anche per il mini eolico.

Infine il Ministro ha auspicato di chiudere il pacchetto dei nuovi incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico entro febbraio: – “Di concerto con Passera e il ministro dell’Agricoltura – ha sottolineato Clini – ci si concentrerà su alcuni punti”, quali ad esempio, la definizione delle tariffe incentivanti per le fonti non fotovoltaiche e la chiusura delle partite delle aste.

Fonte (rinnovabili.it)
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mercoledì 25 gennaio 2012

Fotovoltaico in aree agricole: cancellati gli incentivi

Approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri ed ora in esame al Parlamento, il nuovo provvedimento bloccherebbe gli incentivi agli impianti solari realizzati su terreni agricoli

Fotovoltaico contro aree coltivate. La discussione sembra essere giunta ad un punto fermo che sconvolge ancora una volta le regole dettate al comparto del solare italiano. Secondo quanto circolato in queste ore l’articolo 65 del decreto legge sulle liberalizzazioni metterebbe definitivamente la parola fine agli incentivi del Quarto Conto Energia per tutti gli impianti realizzati a terra. Si legge nella bozza del provvedimento: “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, non è consentito l’accesso agli incentivi statali di cui al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28”. Uno stop tuttavia che concede qualche eccezione, escludendo infatti tutte le istallazioni in possesso di titolo abilitativo, conseguito entro la data di entrata in vigore del decreto o che abbiano presentato una richiesta entro la stessa data, “a condizione in ogni caso che l’impianto entri in esercizio entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto”.Il provvedimento agevola al contrario gli impianti fotovoltaici costruiti a copertura di serre di produzione agricola, i cui moduli sono assimilati a quelli istallati su edifici. Si legge al comma 3 dell’articolo: “Agli impianti i cui moduli costituiscono elementi costruttivi di serre così come definite dall’articolo 20, comma 5 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, si applica la tariffa prevista per gli «impianti fotovoltaici realizzati su edifici». Al fine di garantire la coltivazione sottostante, le serre – a seguito dell’intervento – devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e la superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 50 per cento”.

lunedì 23 gennaio 2012

Pesaro, FV sulle scuole: concessioni ai privati in cambio di manutenzione

Entro il 22 gennaio sarà pubblicato il bando per le prime quattro scuole cittadine, che si appoggerà per il 60% sul finanziamento regionale, mentre il restante 40% sarà coperto dalle Esco (Energy service company)

Energia rinnovabile dai tetti delle scuole superiori della provincia di Pesaro Urbino: «Siamo pronti con il bando di gara - annuncia il presidente della Provincia Matteo Ricci - per la realizzazione degli impianti fotovoltaici nelle coperture del liceo scientifico Laurana di Urbino e degli istituti tecnici di Fano, Cagli e Fossombrone. E partiamo anche con il primo stralcio del Campus scolastico pesarese». I quattro impianti avranno una potenza complessiva di quasi 290 kWp, perchè l'energia prodotta dovrà risultare maggiore dei consumi elettrici annuali delle scuole.

Entro il 22 gennaio sarà pubblicato il bando per le prime quattro scuole, che si appoggerà per il 60% sul finanziamento regionale, mentre il restante 40% sarà coperto dalle Esco (Energy service company). Un investimento complessivo da un milione di euro, che sfrutta gli incentivi statali messi a disposizione dal conto energia. I lavori nelle scuole saranno ultimati entro la fine del 2012. Entro la fine del mese, inoltre, arriverà il bando relativo al primo stralcio del Campus scolastico pesarese. In questo caso, fotovoltaico sui tetti del liceo scientifico Marconi, del Bramante e del Genga. «Chi vincerà la gara, - spiega Ricci - coprirà autonomamente le spese (circa 2 milioni e mezzo di euro, ndr), e avrà poi l'energia a disposizione per la vendita. Ma, in cambio, dovrà occuparsi degli interventi di impermeabilizzazione e manutenzione degli edifici scolastici, su una superficie di 8 mila metri quadrati».
Fonte (zeroemission.tv)
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domenica 22 gennaio 2012

Fotovoltaico: California, potenziale fotovoltaico di 7 GW nelle basi militari

Una capacità pari a sette centrali nucleari: è il potenziale stimato da uno studio del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per un totale di quattro basi militari situate nel deserto della California

Un potenziale fotovoltaico di 7.000 MW, pari a sette centrali nucleari: è quello stimato da uno studio del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per quattro basi militari situate nel deserto della California. Lo studio, in realtà, aveva analizzato la possibilità di produrre energia dal sole in sette basi militari in California e due in Nevada. Il risultato è che nonostante il 96% delle superfici esaminate risulti per diversi fattori inadatto alla realizzazione di progetti, dalle restanti aree, invece compatibili, si potrebbe ricavare abbastanza energia elettrica per soddisfare il 30% dei consumi elettrici delle basi della California e circa il 25% dell’obiettivo di energia verde che lo Stato del Sole ha imposto alle utility attive sul suo territorio. Parliamo appunto di un potenziale di 7 GW. Una buona notizia, dunque, per il Dipartimento della Difesa che è caccia di fonti alternative come il sole, il vento e la geotermia per alleggerire la propria bolletta energetica da 4 miliardi di dollari circa all'anno.
Fonte (zeroemission.tv)
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sabato 21 gennaio 2012

Cuba: l’Onu porta il fotovoltaico nel Pan de Azùcar

L’Onu porterà impianti fotovoltaici e stufe ecologiche alla comunità montana di Pan de Azùcar

La comunità montana Pan de Azùcar, che vive sulla omonima montagna cubana, riceverà presto i benefici derivanti dal progetto Onu che rientra nel Programma per lo Sviluppo nato con lo scopo di portare l’elettricità prodotta da fonte rinnovabile nelle remote aree rurali attraverso il montaggio di moduli solari fotovoltaici. I moduli messi a disposizione verranno installati in circa 25 abitazioni della comunità di montagna mentre nella prima fase del progetto, grazie ad fondo da 46mila dollari verranno istallate anche stufe efficienti che permettono di riscaldare la casa e allo stesso tempo di cucinare. Oltre a questo le stufe permetteranno di ridurre le emissioni di gas serra limitando il consumo di risorse naturali normalmente estratte dalle aree boschive.

Nel progetto rientra anche la promozione di pratiche agro-ecologiche della zona che si distingue per la sua biodiversità e che grazie al sostegno Sistema Cubano de Áreas Protegidas si impegneranno per migliorare la qualità della vita degli abitanti dell’area promuovendo la tutela ambiente.

Fonte (rinnovabili.it)
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venerdì 20 gennaio 2012

Fotovoltaico: Il liceo “verde” nella periferia della capitale

Grazie al finanziamento di 1 milione di euro da parte della Provincia di Roma, il nuovo edificio scolastico oltre a essere rinnovato, sarà anche energeticamente sostenibile

Che le periferie siano le zone più degradate delle città non è una novità, ma ciò che oggi sta succedendo in modo sempre più frequente è una loro riqualificazione da un punto di vista non solo sociale, ma anche urbano e architettonico. È accaduto anche a Roma, infatti, dove il liceo classico Benedetto da Norcia, che si trova nel quartiere periferico di Tor de’ Schiavi, ha acquisito un nuovo look che della sostenibilità ambientale ha fatto il suo punto forte. Oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche e a necessari interventi sugli impianti elettrici e idrici, l’edificio scolastico è stato interessato dall’installazione, sul tetto, di un impianto fotovoltaico e dalla sostituzione di tutti gli infissi e di tutte le porte interne ed esterne.

L’intervento è stato possibile grazie al finanziamento di 1 milione di euro da parte della Provincia di Roma, che ha seguito tutte le fasi della ristrutturazione. L’impianto fotovoltaico, che produce l’energia pulita necessaria al fabbisogno di tutta la struttura, è uno dei 212 tetti fotovoltaici già installati su 175 edifici scolastici dalla Provincia stessa. La sostituzione di porte e infissi, invece, ha reso possibile un migliore isolamento termico per gli ambienti interni, evitando inutili e poco razionali dispersioni di calore. Per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si tratta di una bella notizia per le periferie. “L’energia rinnovabile era un sogno e ora è una realtà – ha detto Zingaretti – e questo permetterà alla pubblica amministrazione di spendere di meno, produrre meno CO2 e quindi inquinare di meno”.

Fonte (rinnovabili.it)
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