Nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, Soria ha spiegato che si tratta di una decisione “temporanea” adottata per aiutare a controllare il deficit di bilancio e che non rappresenta alcun rischio per la sicurezza degli approvvigionamenti elettrici. A conferma, i dati presentati dallo stesso ministro secondo cui la Spagna ha attualmente istallato “più del doppio” della richiesta interna di energia, 106.205 MW a fronte di una domanda di picco è 38.287 MW. La sospensione interesserà tutte le tecnologie del regime speciale, vale a dire eolico, solare fotovoltaico, solare termico, cogenerazione, biomasse, biogas, piccole centrali idroelettriche e alimentate a rifiuti, nonché gli impianti regime ordinario paragonabili alle tecnologie incluse nel regime. Saranno esclusi invece gli impianti esistenti o progetti che sono già stati approvati per l’entrata nel regime tariffario.
La misura ha suscitato le repentine reazioni sia del comparto industriale che di quello ambientalista. Parlando alla stampa il responsabile Energia di Greenpeace José Luis Garcia, ha etichettato come “ingiustificabile” la paralisi “dello sviluppo delle energie rinnovabili, fattore in grado creare posti di lavoro e sviluppo economico per la Spagna mentre si continua a sostenere finanziariamente carbone ed energia nucleare”.
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