martedì 6 marzo 2012

Solare, in Italia ormai copre il 25% del fabbisogno energetico domestico

Un impianto di riscaldamento domestico su quattro funziona in Italia grazie al sole. I dati raccolti dal Kyoto Club – organizzazione non profit impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto - sono sorprendenti, al punto che il Belpaese è sempre più vicino al raggiungimento degli obiettivi sanciti in terra nipponica.

Un’Italia sempre più “solar-friendly” , e seconda in Europa solo dietro la Germania, che rimane un punto di riferimento ancora lontano. I numeri comunque suggeriscono una motivata soddisfazione: 330 mila impianti installati, in grado di fornire il 6% dell’energia totale, pannelli solari termici che garantiscono acqua calda senza dover ricorrere al gas in sempre più case, pannelli fotovoltaici che forniscono elettricità e che porteranno, entro la fine del 2012, ad un risparmio di 800 milioni di euro.

Ma c’è dell’altro. Il prezzo degli impianti si è quasi dimezzato negli ultimi due anni e continuerà a scendere rendendo il fotovoltaico una tecnologia economica alla portata di tutti. L’incremento finora è stato aiutato dagli incentivi, ma secondo gli esperti del settore tra un paio d’anni non ce ne sarà più bisogno.

Una tecnologia, quella del fotovoltaico, che negli ultimi mesi ha messo la freccia e ha superato la produzione di energia eolica e quella delle bioenergie, piazzandosi al secondo posto “assoluto”, dietro solo alla sorgente idroelettrica.

Il boom dell’energia pulita ha determinato effetti positivi anche sulla qualità dell’aria. Nel triennio 2008-2011 le emissioni hanno registrato un taglio del 40%, grazie anche ai biocombustibili ed al risparmio energetico. Un trend positivo che vale non solo per l’Italia ma per tutto il globo, nel 2011 ai quattro angoli del pianeta abbiamo infatti guadagnano un incremento di energia pulita pari al 5%. E le prospettive, per gli anni a venire, non possono che presentarsi sempre più rosee
Fonte (rinnovabili.it)
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lunedì 5 marzo 2012

Il primo skilift solare

Le chiamano “ali solari”, sono 82 e dal 17 dicembre 2011 alimentano il primo impianto sciistico green al mondo, l’unico skilift ad oggi che ricava energia da pannelli fotovoltaici.

Siamo a pochi passi dalle prestigiose e storiche piste di St. Moritz e Davos, a Walser di Tenna, in Svizzera. Qui, è stato appena ultimato un impianto di risalita eco-sostenibile, lungo 450 metri, che stupisce per la capacità di associare soluzioni tecnologiche all’avanguardia ad un’altissima efficienza energetica.

I pannelli sono infatti dotati di sensori che li rendono “intelligenti” , direzionandosi in modo automatico verso la direzione dei raggi nelle giornate di sole o di luce normale e in verticale in condizioni climatiche avverse, per far scivolare via gli accumuli di ghiaccio o di altri agenti atmosferici.

Il suo funzionamento è comunque sempre garantito, anche nei giorni di maltempo, grazie alla riserva di energia accumulata in precedenza. Inoltre l’impianto produce circa 90.000 kW/h di energia pulita ogni anno, di cui solo 25.000 di questi kW utilizzata per il funzionamento dello skilift, mentre il sovrappiù è usato per gli altri impianti e le infrastrutture pubbliche di Tenna.

Con un investimento di poco più di 1 milione di euro, provenienti in parte da donazioni, dall’amministrazione comunale, da organizzazioni e privati e in parte dalla cooperativa Skilift Tenna, anche lo sci prova ad essere più amico della natura!

Un’iniziativa davvero interessante che speriamo di poter vedere presto realizzata anche nelle nostre zone sciistiche

Fonte (tuttogreen.it)
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venerdì 2 marzo 2012

Fotovoltaico: Il nuovo testo recupera il comma 6 del Decreto Romani

Il nuovo testo recupera il comma 6 del Decreto Romani, precedentemente abrogato, dando ai grandi impianti la possibilità e il tempo utile di entrare in esercizio

Era circa un mese fa quando le associazioni del settore delle rinnovabili si schieravano contro l’art. 65 del Decreto Legge sulle liberalizzazioni, modificato nottetempo con lo stralcio della norma che concedeva ai produttori un anno di tempo per mettere in esercizio gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola (con iter autorizzativo già avviato) e introducendo di fatto uno stop retroattivo agli incentivi. Oggi, dopo l’esame in Commissione Industria del Senato, è arrivata la nuova modifica: cancellati dall’art. 65 tutti gli elementi di retroattività che, se fossero stati approvati, avrebbero messo a repentaglio tanti degli investimenti sostenuti dagli operatori del settore. In pratica, nel testo approvato è stato “salvato” il comma 6 del Decreto 28/2011 (Decreto Romani), precedentemente abrogato, grazie al quale gli impianti fotovoltaici a terra superiori al MW hanno tempo e modo di entrare in esercizio.

L’art. 65 nella sua versione definitiva, dunque, prevede l’esclusione dagli incentivi degli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, a patto che siano realizzati su terreni del demanio militare, abbiano conseguito il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto o entrino in esercizio entro 180 giorni dalla data in vigore della legge di conversione del presente decreto. Si tratta di una “correzione” grazie alla quale le imprese che operano nel settore del fotovoltaico potranno così vedersi tutelati gli investimenti precedentemente fatti.

Fonte (rinnovabili.it)
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giovedì 1 marzo 2012

Auf Wiedersehen incentivi

Toccherà al Cancelliere Angela Merkel assegnare ai ministri del suo governo l’autorità di regolare le sovvenzioni dedicate al fotovoltaico tedesco. Opposizione ed industria di settore insorgono

Tempi incerti per gli eco-incentivi al fotovoltaico tedesco. La nazione regina del solare è decisa in tutti i modi a frenare il boom di installazioni che in questi anni ha letteralmente investito il paese e che lo scorso anno ha raggiunto il suo picco massimo. Nel 2011, infatti, la Germania ha toccato il significativo record di 7.500 MW di nuova capacità istallata, portando il totale a ben 25.000 MW fotovoltaici, quasi quanto tutto il resto del mondo messo insieme.

E dopo una serie di rimaneggiamenti pesanti, per il fortunato feed-in-tariff teutonico è nuovamente il momento di ridimensionarsi. A deciderlo sono stati di comune accordo il ministro dell’Economia, Philipp Roesler, e il ministro dell’Ambiente, Norbert Roettgen, redigendo una proposta di legge per conto del Governo Merkel. Proposta approvata oggi dal Gabinetto e che nella sua versione finale conterebbe una clausola che presta il fianco a nuove critiche da parte del settore solare. Secondo quanto è emerso dal testo licenziato dal CdM, il provvedimento consentirebbe ai ministri competenti di modificare i tassi pagati per l’energia solare senza dover ottenere l’appoggio del Parlamento. L’opposizione ha naturalmente attaccato la proposta e soprattutto la clausola che avrebbe consentito ai ministri di cambiare le tariffe senza consultare i legislatori. “Questa perdita di potere del Parlamento serve solo gli interessi delle grandi utilities”, ha commentato Hans-Josef Fell, deputato dei Verdi e uno degli “autori” del diritto delle energie rinnovabili in Germania. “I legislatori in tutte le fazioni del partito dovranno ora dimostrare che stanno rappresentando gli interessi del popolo”.

L’obiettivo di Berlino è di contenere la nuova crescita nazionale tra i 2.500 e 3.500 MW fotovoltaici l’anno ed è per ottenere ciò che il provvedimento introduce nuovi ed aggressivi tagli: dopo la decurtazione del 15 per cento che è già stata applicata alle tariffe dal 1 gennaio i sussidi verranno portati dai 25.42 centesimi a 19,5 centesimi per chilowattora (kWh) nel caso dei piccoli impianti fino a 10 kW di potenza, a 16,5 cent/kWh per gli impianti fino a 1 MW e a13,5 cent/kWh per impianti fino a 10 MW. I tagli entreranno in vigore dal 9 marzo dopo di che verranno applicate riduzioni mensili nell’ordine di 0,15 centesimi per kWh.Per i grandi impianti fotovoltaici gli aiuti statali verranno definitivamente interrotti a partire dal 1° luglio 2012

Fonte (rinnovabili.it)
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martedì 28 febbraio 2012

Fotovoltaico galleggiante italiano verso la Corea del Sud

Dopo due impianti pilota realizzati in Italia, l'invenzione del ricercatore toscano Marco Rosa-Clot sta per essere realizzata in un bacino artificiale vicino alla capitale della Corea del Sud. La tecnologia Ftcc, alla base del progetto, è nata nei laboratori dell'azienda pisana Sit

Il fotovoltaico galleggiante italiano piace alla Corea del Sud. Nel Paese asiatico è pronto a sbarcare l’impianto basato sulla tecnologia Floating Tracking Cooling Concentrator (Ftcc), invenzione del ricercatore toscano Marco Rosa-Clot nata nei laboratori dell'azienda pisana Scienza Industria Tecnologia (Sit), con sede nel Polo Tecnologico di Navacchio. I pannelli fotovoltaici sono montati su zattere in grado di muoversi per seguire l'andamento del sole, e hanno un sistema di raffreddamento che utilizza un velo d'acqua che scorre sulla superficie. Dopo i due progetti pilota sorti a Suvereto, in provincia di Livorno, e a Colignola, vicino Pisa, quest'ultimo in grado di produrre 30 kilowatt, sufficiente per una decina di famiglie, il terzo progetto verrà installato in un bacino artificiale coreano a sud della capitale Seul. Il fotovoltaico su zattere produce fino al 75% di energia in più rispetto a quello tradizionale, con costi ridotti del 20%. I nuovi pannelli potrebbero costituire una svolta per l'utilizzo del fotovoltaico in Italia.
Fonte (zeroemission.tv)
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lunedì 27 febbraio 2012

Ingeteam e la serra fotovoltaica più grande del mondo

Per l’impianto sardo “Su Scioffu” ha fornito sia gli inverter che i cabinati

Sono ‘firmati’ Ingeteam gli inverter per “Su Scioffu”: il parco solare da Guinness dei primati realizzato in provincia di Cagliari, in grado di generare 20 megawatt di energia, coprendo il fabbisogno energetico annuale di 10mila abitazioni e garantendo una riduzione di 25mila tonnellate nella emissione di Co2.

Per l’impianto sardo Ingeteam- leader nella produzione di inverter fotovoltaici e nella progettazione e realizzazione di componenti per l’elettronica di potenza – ha fornito sia gli inverter della linea Ingecon®Sun Power Max che i cabinati, entrambi fedeli ai più severi standard internazionali e adatti a power plant di ogni potenza.

Tra i primati stabiliti dalla centrale verde di Su Scioffu, – nata dalla collaborazione delle multinazionali Moser Baer Clean Energy Limited (MBCEL) e General Electric – anche i tempi di realizzazione: in 4 mesi infatti il sito è stato costruito e allacciato, completo di 134 serre e 84.400 pannelli al silicio policristallino.

“Essere stati scelti per la fornitura di questo enorme power plant, destinato a fare storia in Italia per dimensioni e impatto sul territorio, è per Ingeteam motivo di soddisfazione e di orgoglio. Rappresenta un ulteriore riconoscimento della qualità dei nostri prodotti da parte di due aziende leader e abituate a ricercare il meglio. – commenta Stefano Domenicali, Direttore Generale di Ingeteam Italia – Con l’impianto di Su Scioffu salgono a oltre 70 i MW di potenza complessiva forniti da Ingeteam nell’ultimo trimestre del 2011 e cresce il numero di partner internazionali con cui abbiamo avviato importanti collaborazioni”.

Tra gli accordi più importanti del 2011 quello da 40 MW di potenza che ha siglato la partnership con Cogip – società di costruzioni con sede in Sicilia e general contractor di grandi infrastrutture e impianti fotovoltaici – e le forniture per Pramac e Qohelet Solar Italia.

A Pramac – realtà di riferimento a livello mondiale nello sviluppo e nella distribuzione di componenti per impianti fotovoltaici – Ingeteam ha fornito inverter per la produzione di 5MW complessivi di energia in Puglia, presso gli impianti di Rutigliano e Sammichele; mentre i 5MW della Qohelet Solar Italia – una delle principali società operanti nel settore energetico in Sicilia – sono stati installati presso l’impianto di Elias, il campo fotovoltaico inaugurato in provincia di Messina.

Fonte (rinnovabili.it)
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giovedì 23 febbraio 2012

Edifici ad energia quasi zero

Incertezza e ritardi nel recepimento della Direttiva 2010/31/UE che dovrebbe trasformare entro il 2020 tutti gli immobili in “Edifici ad Energia quasi zero”.

Il 1° febbraio 2012 la Direttiva Europea 2002/91/CE (Energy Performance Building Directive – EPBD) è stata abrogata ufficialmente, venendo sostituita a tutti gli effetti dalla Direttiva europea 2010/31/UE, più conosciuta come direttiva per la progettazione di “Edifici ad energia quasi zero”.

Anche se questa data è passata tutto sommato in sordina, ci ricorda che il tempo incalza e non ne rimane molto a disposizione degli Stati europei per adeguarsi, mantenendo fede alle promesse fatte in vista del fatidico 2020. Non è segreto il fatto che l’Europa si trovi ancora piuttosto indietro nella strada verso l’efficienza energetica, rischiando di non raggiungere il famoso 20% di riduzione dei consumi, ma di fermarsi solamente al 9%. All’interno di questa gigantesca macchina, il comparto edilizio ha purtroppo un peso molto elevato, essendo il responsabile del 40% delle emissioni nocive totali, una percentuale decisamente troppo scomoda.

Il cammino verso l’efficienza energetica degli edifici ha avuto inizio diversi anni fa e da allora molte leggi, riforme, decreti e direttive, nel bene o nel male, hanno caratterizzato questo percorso, portandoci direttamente alla più recente direttiva europea sull’efficienza energetica.

Dobbiamo tornare a giugno 2010 per risalire alle origini della Direttiva 2010/31/UE, che abbandonava il passato per adeguarsi a poco a poco, agli obiettivi europei del 20-20-20. Tra le novità maggiori che introdusse la direttiva, il concetto di “Edifici ad energia quasi zero”, descrizione destinata a tutti gli edifici “ad altissima prestazione energetica, con fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze.”

Una Direttiva indispensabile per la riduzione sostanziale dei consumi energetici di un comparto decisamente troppo poco pulito e che delinea un quadro prescrittivo molto preciso, che spazia dalla definizione dei requisiti minimi per ciascun componente edilizio, fino alla definizione della strumentazione finanziaria.

Il miglioramento delle prestazioni energetiche previsto dalla direttiva abbraccia tutto il patrimonio immobiliare, dagli edifici di nuova costruzione fino agli edifici esistenti o ristrutturati, esprimendosi anche in merito ai sistemi tecnici dell’edilizia (impianti di riscaldamento, sistemi di produzione dell’acqua calda, impianti di condizionamento, ventilazione) ed offrendo la possibilità a tutti gli Stati membri, di uniformare i propri strumenti ottimizzando i consumi.

La lunga marcia della Direttiva

Una delle prime scadenze fissate dalla direttiva è giugno 2011. Entro questa data la Commissione europea avrebbe dovuto tracciare un “quadro metodologico comparativo per calcolare i livelli ottimali in funzione dei costi e dei requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e degli elementi”, uno strumento indispensabile per mantenere una linea comune in tutte le rispettive attuazioni normativa delle diverse nazioni.

A partire da questa stessa data gli Stati membri erano chiamati a predisporre un “elenco di misure e strumenti esistenti o di progetto per promuovere gli obiettivi della stessa direttiva”, anche attraverso l’elaborazione di sistemi finanziari e di incentivazione, indispensabili per il passaggio alla realizzazione di edifici ad energia quasi zero. Ma il tanto atteso quadro metodologico comune non ha mai visto la luce, facendo slittare di conseguenza anche tutti i recepimenti nazionali.

Il 9 luglio 2012 sarà la data limite per adeguare le legislazioni statali alla direttiva europea, “adottando e pubblicando le metodologie di calcolo, i requisiti minimi e le prestazioni energetiche destinate a tutto il comparto edile”; per poi passare, l’anno successivo, alla completa applicazione della Direttiva in tutti i campi.

Dubbi, incertezze, richiami da parte della Commissione e multe, imperversano e il 31 dicembre 2020, data in cui tutti gli edifici dovranno essere ad energia quasi zero, sembra sempre troppo lontano per fare paura.

Italia si, Italia no

Il 25 novembre 2010 la Commissione europea aprì una procedura di infrazione a carico dell’Italia per la non completa applicazione della normativa comunitaria riferita al rendimento energetico degli edifici, ancora legataalla Direttiva 2002/91/CE.

Nonostante alcune modifiche normative apportate alla legislazione nazionale italiana (Dlgs 192/2005, Dlgs 311/2006), la Commissione europea non si convinse, richiamando una seconda volta l’Italia il 29 settembre 2011. La contestazione europea si riferiva prima di tutto alla mancanza di una regolamentazione precisa in fatto di certificazione energetica, criticando innanzitutto la procedura italiana che consentiva l’autocertificazione degli immobili in classe G, ed esprimendosi negativamente anche per la mancanza di un regolare controllo sugli impianti tecnici.

Nell’ottobre 2011 ricominciò finalmente l’iter di approvazione della Legge Comunitaria 2011, determinante per il recepimento italiano della direttiva europea 2011/31/UE e che subì, nella sua versione precedente (Ddl Comunitaria 2010), una battuta d’arresto venendo bocciata dalla Camera dei Deputati nel giugno 2010.

Una parte delle richieste europee è stata rispetta con l’entrata in vigore, a gennaio di quest’anno, del Dlgs 28/2011 che, tra le altre cose, introduce ufficialmente l’indice di prestazione energetica negli annunci immobiliari, abolendo quasi completamente, la possibilità di autocertificare il proprio immobile in classe G.

Lo stesso Decreto Salva Italia (DL 201/2011) riporta l’attenzione sull’efficienza energetica degli edifici, con l’odissea delle detrazioni del 55% per gli interventi di riqualificazione prorogata fino al 31 dicembre 2013, ricordando che la strada da fare è ancora lunga prima di arrivare al completo recepimento della Direttiva europea.

Luglio 2012 sarà una data decisiva, in cui si dovranno tirare le somme di ciò che è stato fatto e cosa no ed eventualmente, pagare le dovute molte per i ritardi nazionali accumulati. Nella complessi meccanismi politici internazionali sarebbe forse bene fermarsi una attimo a riflettere per comprendere che il futuro e la qualità della vita delle persone non può essere facoltativa.

Fonte (rinnovabili.it)
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