lunedì 30 gennaio 2012

Spagna, sospesi gli eco-incentivi per il deficit di bilancio

Greenpeace: “Paralizzare il settore delle energie rinnovabili è proprio l’opposto di ciò che avrebbe dovuto fare il governo”

Con il pericolo sempre più concreto che deficit spagnolo possa rivelarsi più ampio del target concordato con l’Europa e con il fiato di Bruxelles costantemente sul collo, Madrid è passata all’azione, raccogliendo gli sforzi per il varo delle attese prime tre grandi riforme. A farne le spese è però ora il settore delle energie rinnovabili che finisce per primo sotto la scure del governo Rajoy. Il Ministro dell’Industria, José Manuel Soria, ha annunciato oggi l’approvazione di un decreto con cui, provvisoriamente, verranno sospese le procedure di pre-assegnazione delle autorizzazioni ed eliminati gli incentivi economici per i nuovi impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili.

Nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, Soria ha spiegato che si tratta di una decisione “temporanea” adottata per aiutare a controllare il deficit di bilancio e che non rappresenta alcun rischio per la sicurezza degli approvvigionamenti elettrici. A conferma, i dati presentati dallo stesso ministro secondo cui la Spagna ha attualmente istallato “più del doppio” della richiesta interna di energia, 106.205 MW a fronte di una domanda di picco è 38.287 MW. La sospensione interesserà tutte le tecnologie del regime speciale, vale a dire eolico, solare fotovoltaico, solare termico, cogenerazione, biomasse, biogas, piccole centrali idroelettriche e alimentate a rifiuti, nonché gli impianti regime ordinario paragonabili alle tecnologie incluse nel regime. Saranno esclusi invece gli impianti esistenti o progetti che sono già stati approvati per l’entrata nel regime tariffario.

La misura ha suscitato le repentine reazioni sia del comparto industriale che di quello ambientalista. Parlando alla stampa il responsabile Energia di Greenpeace José Luis Garcia, ha etichettato come “ingiustificabile” la paralisi “dello sviluppo delle energie rinnovabili, fattore in grado creare posti di lavoro e sviluppo economico per la Spagna mentre si continua a sostenere finanziariamente carbone ed energia nucleare”.

Fonte (rinnovabili.it)
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domenica 29 gennaio 2012

zHome: la comunità sostenibile di Seattle

Carbon Neutral, 40% di risparmio idrico, materiali riciclati a Km0, fotovoltaico e tecnologia innovativa, trasformano 10 unità residenziali in una comunità sostenibile ad Energia Zero.

Un grande passo avanti per il protocollo di certificazione WaterSense dell’EPA (U.S. Environment Protection Agency), che si avvia a certificare la prima comunità ultra sostenibile del Paese, composta esclusivamente da edifici ad energia zero. Partendo dal desiderio di restituire alle generazioni future un ambiente migliore, l’EPA ha attivato questa nuova tipologia di certificazione, con l’obiettivo di ridurre in maniera significativa l’utilizzo delle risorse idriche del Paese.

Il nuovissimo eco quartiere, chiamato zHome (zero energy home), si trova ad Issaquah (Seattle) e per le sue eccellenti caratteristiche carbon neutral e zero energy si era già collocato al primo posto tra le comunità più sostenibili degli Stati Uniti, aggiudicandosi anche il primo premio del Forest Stewardship Council Awards del 2011, concorso dedicato alle eccellenze residenziali del Nord America. Aggiungendosi alle già elevate caratteristiche energetiche delle abitazioni, la certificazione dell’EPA, permetterà una riduzione complessiva dei consumi di acqua potabile pari al 70% in meno, rispetto alle costruzioni tradizionali di questa zona.

Particolarmente entusiasta del progetto, il sindaco di Issaquah, Ava Frisinger, ha commentato la notizia augurandosi che il progetto zHome, possa ispirare costruttori edili e proprietari di casa di tutto il Paese, per estendere gli stessi vantaggi energetici, di costi e soprattutto di sostenibilità a tutti i futuri progetti.

“L’EPA è orgogliosa di certificare il progetto zHome- ha affermato Paula vanHaagen, responsabile dell’area Sovvenzioni e Programmazione dell’EPA – riconoscendolo come uno degli esempi di maggiore pregio per il nord-ovest del Paese, uno dei pochi in grado di aiutare l’avanzamento e la sperimentazione per l’efficienza idrica”.

IL QUARTIERE zHOME

Progettato dall’architetto Matt Howland e Ichijo USA, in base alle richieste della stessa città di Issaquah, il quartiere residenziale zHome rappresenta un esempio davvero esclusivo, dove nulla è lasciato al caso: carbon neutral, autosufficiente dal punto di vista energetico, efficiente nella riduzione dei consumi e costruito in bioedilizia, utilizzando cioè solo materiali naturali, riciclabili e non tossici.

Net zero Energy

L’attenta progettazione dell’involucro edilizio, ha consentito di raggiungere standard molto elevati che, se sommati alla produzione dell’energia necessaria mediante gli impianti rinnovabili, consente a tutte le unità di arrivare alla fine dell’anno, c

on una richiesta energetica pari a zero.

La doppia coibentazione naturale per tutte le pareti opache, consente una riduzione dei consumi energetici del 15%, i doppi vetri alle finestre e la riduzione di tutte le eventuali dispersioni energetiche, apportano un’ulteriore riduzione del 10% rispetto ai consumi tradizionali. Alle caratteristiche passive si affiancano gli im

pianti per la produzione energetica da fonti rinnovabili e le innovazioni tecnologiche ad alte pre

stazioni:

  • La Pompa di calore geotermica, indispensabile p er la produzione di acqua calda sanitaria e per il riscaldamento, consente una riduzione dei consumi pari al 25%;
  • Questo sistema, affiancato ad un impianto di riscaldamento/raffrescamento ad acqua ed a un sistema di recupero di calore per la ventilazione, permette di ottimizzare al massimo le prestazioni, raggiungendo un risparmio del 10%;
  • I Pannelli fotovoltaici coprono il 33% d ella richiesta energetica, assicurando un rendimento molto elevato, grazie all’intensità prolungata dell’illuminazione solare, garantita dalle lunghe giornate estive di Seattle;
  • Anche l’illuminazione al LED e le caratteristiche prestazionali degli elettrodomestici (tutti certificati Energy star) contribuiscono significativamente a contenere i consumi, determinando un risparmio del 12%;

Risparmio idrico

Un’abitazione costruita secondo i parametri del WaterSense, sarà in grado di ridurre del 40% la sua richiesta complessiva d’acqua, aiutando non solo i proprietari, ma anche l’ambiente. Ovviamente un valore simile è possibile solo attraverso l’integrazione tra i sistemi di risparmio (minore acqua per i servizi, le docce, la lavatrice,ecc.) ed i sistemi di re

cupero.

In questo modo, l’acqua piovana viene raccolta e convogliata in dieci diversi serbatoi da 1.800 litri ciascuno da dove, dopo essere stata filtrata, passerà al sistema di scarico dei bagni ed al sistema idrico collegato alla lavatrice.

Materiali naturali a Km 0

Anche i materiali inquinano. In particolare inquina il processo di trasformazione delle materie prime e, ovviamente, il loro trasporto al luogo di utilizzo. I progettisti delle 10 unità residenziali del quartiere di Seattle hanno pensato anche a questo. Tutti i materiali necessari alla costruzione degli edifici, sono stati prodotti all’interno di 500 miglia dal progetto, abbattendo il quantitativo di CO2 in maniera considerevole. La certificazione della loro provenienza, l’impiego di materiali naturali e riciclati, la non tossicità e la garanzia di un materiale in grado di durare nel tempo, trasformano il progetto zHome in un prototipo green dell’architettura di qualità.

Zero Impact

Nessun quartiere può davvero considerarsi “eco” se non interviene anche sul sistema della mobilità. Ben servito dal trasporto pubblico locale il quartiere zHome è dotato anche di un punto di ricarica per le auto elettriche, posizionato in corrispondenza del parcheggio pubblico esterno adiacente alle abitazioni.

Il quartiere zHome è oggi un’area residenziale abitata e perfettamente integrata al contesto. Le grandi potenzialità promesse in fase progettuale, sono state applicate e rispettate anche in fase costruttiva, inoltre l’esito positivo di questo progetto, ha permesso di trasformarlo in un quartiere-modello per altre realizzazioni, aprendo alcune delle residenze al pubblico.

Fonte (rinnovabili.it)
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sabato 28 gennaio 2012

Presentato, modificato e poi reso definitivo: cosa è successo e cosa ci dovremo aspettare con l’entrata in vigore del Decreto sulle liberalizzazioni

Presentato, modificato e poi reso definitivo: ANIE/GIFI e APER ci spiegano cosa è successo e cosa ci dovremo aspettare con l’entrata in vigore del Decreto sulle liberalizzazioni

Il Decreto Legge sulle liberalizzazioni ha introdotto una serie di novità, alcune delle quali relative al comparto del fotovoltaico e di sicuro non positive per la stabilità del settore. Sembra di essere tornati ai fatidici momenti prima dell’approvazione del cosiddetto Decreto Romani: caos, poca chiarezza e uno stop che di fatto blocca il settore. A scapitarci un’unica categoria di persone: gli imprenditori, che da un giorno a un altro hanno visto i loro investimenti andare in fumo. Ma chi è che ci guadagna da tutto ciò? Andiamo per gradi e cerchiamo di capire cos’è successo. Lo facciamo sentendo cosa hanno da dirci a riguardo due grandi ass

ociazioni che in Italia rappresentano il comparto del fotovoltaico: ANIE/GIFI e APER. Tutto è partito dal tanto discusso art.65.

Valerio Natalizia (Presidente ANIE/GIFI): “Nella prima bozza dell’articolo 65 c’era a nostro avviso il grosso pericolo che si creasse una sorta di Salva Alcoa 2. Nel comma 1, infatti, si parlava dell’immediato divieto di costruire impianti solari fotovoltaici su terreni agricoli, però poi si dava una proroga di 12 mesi valida per tutti gli impianti. Una situazione che, in pratica, andava a posticipare l’introduzione degli articoli 4 e 5 del Decreto Romani, ovvero il limite che sarebbe entrato in vigore dal 29 marzo 2012 e che stabiliva la potenza massima di 1 MW (art. 4) e l’occupazione fino a un massimo del 10% della superficie a disposizione (art. 5). Con il comma 2, invece, si dava la possibilità di installare impianti anche superiori al MW su terreni agricoli. Per ques

to inizialmente non siamo stati d’accordo né sullo stop sui terreni agricoli né sull’introduzione di una normativa nuova quando neanche quella vecchia era riuscita a entrare in vigore (lo avrebbe fatto il 29 di marzo). Il pericolo che vedevamo era una corsa alle installazioni di impianti di grossa taglia”.


Pietro Pacchione (APER): “Modificare la normativa di riferimento dall’oggi al domani comporta non pochi disagi per il mondo industriale. L’avere regole chiare e certe è una base fondamentale per qualunque filiera industriale e l’imprenditore deve essere messo nelle condizioni di poter creare una filiera, strutturarsi e fare impresa. Aprendo a tutti gli effetti il limite inizialmente presente nel Decreto Legislativo 28, la prima versione dell’art. 65 apparentemente avrebbe avvantaggiato il mercato dato che avrebbe aperto il mercato degli impianti a terra su terreni agricoli per un anno; diventava però un problema se messa in relazione con il IV Conto Energia, nel quale c’è anche un limite di spesa annua (abbiamo raggiunto 5,5 mld€ a fronte di un limite massimo di spesa tra 6-7 mld€). Il rischio sarebbe stato quello di stare sotto una coperta corta, cioè di non riuscire più a controllare la spesa di questi impianti e di consumare in tempo reale tutte le risorse a disposizione per i prossimi anni”.

Non è ancora chiaro quali siano state le intenzioni di chi ha proposto questo articolo; forse l’intento era quello di bloccare le installazioni sui terreni agricoli, ma con la prima bozza ci sarebbe stato il rischio di un’accelerazione delle installazioni. Per questo è stato facile ripensare a quanto è successo con il Salva Alcoa, una norma dapprima positiva che poi però si è ritorta contro il settore. Si arriva dunque al secondo testo, con una modifica alla formulazione dell’art. 65 in totale contrapposizione a quella della prima bozza e che di fatto ha reso immediatamente impossibile l’ottenimento delle tariffe incentivanti a determinati impianti.

Valerio Natalizia (Presidente ANIE/GIFI): “Nella seconda bozza, l’art. 65 è stato modificato per diventare più ingiusto dal punto di vista della certezza del diritto. Con l’entrata in vigore del Decreto due giorni fa, infatti, nel comma 2 si bloccano da subito tutti gli impianti superiori al MW, costruiti e non ancora collegati alla rete. In pratica, un investitore che aveva già ricevuto i finanziamenti e stava ultimando le fasi di connessione dell’impianto alla rete, si è visto arrivare una nuova normativa che di fatto ha bloccato gli incentivi all’impianto”.

Pietro Pacchione (APER): “Si tratta di una norma retroattiva assurda e si spera che si tratti un grossolano errore che deve essere immediatamente corretto e modificato. Il Decreto Legislativo 28 poneva dei limiti per i nuovi impianti su terreni agricoli, ma dava un periodo transitorio di salvaguardia, che si sarebbe concluso il 29 marzo del 2012: a partire da quando è stato pubblicato il Decreto, infatti, veniva dato 1 anno di tempo per chiudere gli impianti che non rispettavano le caratteristiche indicate dal Decreto stesso. Con la pubblicazione di questo articolo, le centinaia di imprenditori che stavano costruendo un impianto in funzione del regime di salvaguardia normato con il Decreto Lgs 28 in una notte si sono visti bruciati i propri investimenti”.

Tanti dunque i rischi che si corrono e forte il nonsenso di un grave errore, venuto fuori dal tentativo di correggerne uno meno grave. Cosa fare?

Valerio Natalizia (Presidente ANIE/GIFI): “Stiamo cercando di capire se all’interno della nostra associazione ci siano casi reali e quindi azioni che i singoli investitori intendano portare avanti. Ci siamo poi rivolti alle istituzioni e agli interlocutori politici per spiegare nel dettaglio i motivi per cui non siamo contenti di questo provvedimento e, dai primi riscontri, a me sembra che non tutti abbiano capito bene quali potrebbero essere gli effetti di questo articolo; per questo stiamo cercando di spiegare bene nel dettaglio per aiutare a fare chiarezza. Resta il fatto che non è questo il giusto modo di operare. Se ci sono dei provvedimenti allo studio, a nostro avviso, dovrebbero essere interpellate per prime le associazioni di settore. In questo caso specifico, è successo tutto all’improvviso e, a mio avviso, senza fare le dovute valutazioni”.

Pietro Pacchione (APER): “Stiamo valutando se ci sono strade legali che possono essere perseguite immediatamente. C’è un circolo vizioso dove da una parte ci sono le banche che ovviamente si mettono in tutela e, dall’altra, ci sono gli imprenditori bloccati perché non ricevono più soldi dalle banche per finire l’impianto. I tempi sono strettissimi per recuperare questo errore e comunque si tratta di una situazione che porta a perdere gli incentivi”.

Sta di fatto che, ad oggi, le associazioni si stanno interfacciando tra loro per portare avanti azioni congiunte e i vari uffici legali si stanno confrontando per capire quali siano gli strumenti migliori per procedere. Unanimi ovviamente su una cosa: si tratta di una norma inaccettabile in un Paese civile.

Fonte (rinnovabili.it)
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venerdì 27 gennaio 2012

Clini: avanti con gli incentivi sul FV ma adeguati ai "costi"

Secondo il Ministro dell’Ambiente il costo dei pannelli FV, attualmente inferiori del 75% rispetto al 2004, renderebbe gli incentivi troppo "generosi"

Con un costo dei pannelli fotovoltaici attualmente inferiore del 75% rispetto al 2004, il sistema incentivante, (soprattutto per i grandi impianti), è diventato ‘generoso’ – lo ha comunicato ieri il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati, aggiungendo che “le agevolazioni garantisce ai produttori un rendimento ‘non sano’ intorno al 20% mentre normalmente altri tipi di investimento rendono il 7-8%”. La dichiarazione, si inserisce anche nel quadro dei tagli ufficiali agli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola, ad ‘effetto retroattivo’ inseriti a sorpresa nel recente decreto liberalizzazioni che causerebbe – secondo le stesse associazioni di settore quali Anie/Gifi, Aper, Assosolare etc – dei gravi danni alle imprese FV che attualmente stanno avendo degli investimenti in corso.

Secondo Clini comunque, il contesto attuale indica “qualcosa di disturbato nel meccanismo incentivante”, e proprio per questo motivo forse, il CDM avrebbe accolto favorevolmente la proposta del ministro dell’Agricoltura per lo stop all’utilizzo dei terreni agricoli destinati alla generazione di elettricità. Nonostante tutto, l’importanza del settore fotovoltaico resta ancora una “priorità” di Governo: gli incentivi infatti, continueranno ad essere erogati fino al raggiungimento della grid parity e, come annunciato dallo stesso Clini nel corso di un suo precedente convegno a Padova, occorrerà puntare molto sulla ricerca e la produzione di tecnologie FV più efficienti. “L’utopia – ha dichiarato – sarebbe quella di catturare l’88% di energia che non viene attualmente utilizzata, riducendo contestualmente le dimensioni degli impianti.” Tutto questo riguarderà ovviamente non solo il solare, ma anche il comparto geotermico e delle biomasse, “dove si potranno ancora raggiungere dei risultati elevati in termini di rendimenti” con dei margini anche per il mini eolico.

Infine il Ministro ha auspicato di chiudere il pacchetto dei nuovi incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico entro febbraio: – “Di concerto con Passera e il ministro dell’Agricoltura – ha sottolineato Clini – ci si concentrerà su alcuni punti”, quali ad esempio, la definizione delle tariffe incentivanti per le fonti non fotovoltaiche e la chiusura delle partite delle aste.

Fonte (rinnovabili.it)
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mercoledì 25 gennaio 2012

Fotovoltaico in aree agricole: cancellati gli incentivi

Approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri ed ora in esame al Parlamento, il nuovo provvedimento bloccherebbe gli incentivi agli impianti solari realizzati su terreni agricoli

Fotovoltaico contro aree coltivate. La discussione sembra essere giunta ad un punto fermo che sconvolge ancora una volta le regole dettate al comparto del solare italiano. Secondo quanto circolato in queste ore l’articolo 65 del decreto legge sulle liberalizzazioni metterebbe definitivamente la parola fine agli incentivi del Quarto Conto Energia per tutti gli impianti realizzati a terra. Si legge nella bozza del provvedimento: “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, non è consentito l’accesso agli incentivi statali di cui al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28”. Uno stop tuttavia che concede qualche eccezione, escludendo infatti tutte le istallazioni in possesso di titolo abilitativo, conseguito entro la data di entrata in vigore del decreto o che abbiano presentato una richiesta entro la stessa data, “a condizione in ogni caso che l’impianto entri in esercizio entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto”.Il provvedimento agevola al contrario gli impianti fotovoltaici costruiti a copertura di serre di produzione agricola, i cui moduli sono assimilati a quelli istallati su edifici. Si legge al comma 3 dell’articolo: “Agli impianti i cui moduli costituiscono elementi costruttivi di serre così come definite dall’articolo 20, comma 5 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, si applica la tariffa prevista per gli «impianti fotovoltaici realizzati su edifici». Al fine di garantire la coltivazione sottostante, le serre – a seguito dell’intervento – devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e la superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 50 per cento”.

lunedì 23 gennaio 2012

Pesaro, FV sulle scuole: concessioni ai privati in cambio di manutenzione

Entro il 22 gennaio sarà pubblicato il bando per le prime quattro scuole cittadine, che si appoggerà per il 60% sul finanziamento regionale, mentre il restante 40% sarà coperto dalle Esco (Energy service company)

Energia rinnovabile dai tetti delle scuole superiori della provincia di Pesaro Urbino: «Siamo pronti con il bando di gara - annuncia il presidente della Provincia Matteo Ricci - per la realizzazione degli impianti fotovoltaici nelle coperture del liceo scientifico Laurana di Urbino e degli istituti tecnici di Fano, Cagli e Fossombrone. E partiamo anche con il primo stralcio del Campus scolastico pesarese». I quattro impianti avranno una potenza complessiva di quasi 290 kWp, perchè l'energia prodotta dovrà risultare maggiore dei consumi elettrici annuali delle scuole.

Entro il 22 gennaio sarà pubblicato il bando per le prime quattro scuole, che si appoggerà per il 60% sul finanziamento regionale, mentre il restante 40% sarà coperto dalle Esco (Energy service company). Un investimento complessivo da un milione di euro, che sfrutta gli incentivi statali messi a disposizione dal conto energia. I lavori nelle scuole saranno ultimati entro la fine del 2012. Entro la fine del mese, inoltre, arriverà il bando relativo al primo stralcio del Campus scolastico pesarese. In questo caso, fotovoltaico sui tetti del liceo scientifico Marconi, del Bramante e del Genga. «Chi vincerà la gara, - spiega Ricci - coprirà autonomamente le spese (circa 2 milioni e mezzo di euro, ndr), e avrà poi l'energia a disposizione per la vendita. Ma, in cambio, dovrà occuparsi degli interventi di impermeabilizzazione e manutenzione degli edifici scolastici, su una superficie di 8 mila metri quadrati».
Fonte (zeroemission.tv)
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domenica 22 gennaio 2012

Fotovoltaico: California, potenziale fotovoltaico di 7 GW nelle basi militari

Una capacità pari a sette centrali nucleari: è il potenziale stimato da uno studio del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per un totale di quattro basi militari situate nel deserto della California

Un potenziale fotovoltaico di 7.000 MW, pari a sette centrali nucleari: è quello stimato da uno studio del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per quattro basi militari situate nel deserto della California. Lo studio, in realtà, aveva analizzato la possibilità di produrre energia dal sole in sette basi militari in California e due in Nevada. Il risultato è che nonostante il 96% delle superfici esaminate risulti per diversi fattori inadatto alla realizzazione di progetti, dalle restanti aree, invece compatibili, si potrebbe ricavare abbastanza energia elettrica per soddisfare il 30% dei consumi elettrici delle basi della California e circa il 25% dell’obiettivo di energia verde che lo Stato del Sole ha imposto alle utility attive sul suo territorio. Parliamo appunto di un potenziale di 7 GW. Una buona notizia, dunque, per il Dipartimento della Difesa che è caccia di fonti alternative come il sole, il vento e la geotermia per alleggerire la propria bolletta energetica da 4 miliardi di dollari circa all'anno.
Fonte (zeroemission.tv)
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