martedì 2 ottobre 2012

Ecoquartiere "evergreen" ad impatto Zero

Si chiama “Grow Community”, l’Eco-quartiere in costruzione a Seattle che entro pochi anni ospiterà 131 unità ad emissioni ed energia zero, servito da car-sharing elettrico e orti urbani



Una comunità sempre più green quella che si sta sviluppando nei dintorni della città statunitense di Seattle, che dopo aver accolto lo sviluppo del quartiere Carbon Neutral zHome, si prepara al completamento di un nuovo agglomerato urbano ad alta efficienza energetica ed alta qualità della vita. Collocato esattamente dalla parte opposta dello Stretto rispetto alla cittadina di Issaquah che ospita zHome, la nuova comunità sostenibile battezzata “Grow Community” sorge vicino a Winslow sulle Bainbridge Island.
Gli 8 ettari dell’area  net-zero energy si svilupperanno secondo una serie di micro-quartieri composti da più unità abitative dislocate attorno ad un unico giardino. Una volta ultimato Grow Community comprenderà complessivamente 131 unità abitative, distribuite tra 50 unifamiliari in vendita ed 81 nuclei plurifamiliari per l’affitto. Al momento sono state completate tre unità tipo che serviranno a promuovere Grow Community, mostrando le notevoli potenzialità per quanto riguarda l’efficienza energetica, i consumi ridotti, ed ovviamente anche la funzionalità e il design delle abitazioni.
Questo quartiere rappresenta inoltre la prima One Planet Community del Nord America, un sistema di certificazione istituito per realizzare Comunità sostenibili sia dal punto di vista energetico che per gli stili di vita dei suoi abitanti.


CARBON NEUTRAL – Le abitazioni che compongono la Grow Community, progettate dal team della Davis Studio Architecture + Design, sono delle vere e proprie bioarchitetture, alimentati unicamente dall’energia rinnovabile proveniente dai pannelli fotovoltaici e di conseguenza ad emissioni zero. Inoltre la parziale prefabbricazione di alcuni elementi strutturali in legno ed acciaio, consente di velocizzare il processo costruttivi e l’assemblaggio, dimezzando gli sprechi ed i consumi, ma senza perdere qualità ed efficienza. Basta una settimana per assemblare la struttura edilizia, passando immediatamente agli impianti ed agli elementi tecnologici, pronti in meno di 4 mesi.

EFFICIENZA ENERGETICA – Oltre ai pannelli fotovoltaici posti sulle coperture, ciascuna abitazione è servita dal solare termico per l’ACS e per il sistema di climatizzazione, integrato alla pompa di calore, ai ventilatori con recupero di calore ed ai pannelli radianti a pavimento. Completano il quadro dell’efficienza gli elettrodomestici in classe A++, l’elevato isolamento dell’involucro esterno e delle finestre.

SALUBRI E SICURE – Solo materiali naturali e certificati verranno impiegati per la costruzione dell’eco-comunità, mettendo al bando VOC, collanti e sigillanti chimici e quasi completamente il PVC, preferendo invece il legno e gli isolanti naturali.

CAR SHARING ELETTRICO - Dimenticatevi assicurazioni, leasing e finanziamenti, nel nuovo insediamento di Seattle ciascun abitanti avrà la possibilità di servirsi della flotta di auto elettriche per il car-sharing. Ad integrare il trasporto privato ci penserà la fitta rete di trasporto pubblico collocata ai confini degli otto acri della green community e perfettamente servita dalla trama dei percorsi ciclo-pedonali calibrati apposta per la nuova comunità.


COMMUNITY FARM – Oltre ad essere inserito in un contesto ricco di spazi verdi, Grow Community permetterà ai suoi futuri abitanti di realizzare una serie di orti urbani a disposizione dell’intera comunità, dove coltivare  cibi di prima necessità, trasformandola in tutti gli effetti in una comunità a basso impatto ambientale.

Al momento le eco-abitazioni già costruite sono tre, Ocean, Everett, Aria, a completamento della prima fase di sviluppo indispensabile per iniziare a promuovere la comunità in costruzione, raccogliendo una parte dei finanziamenti necessaria al completamento, direttamente dai futuri abitanti. Le richieste sono già numerose, in parte per il prezzo decisamente abbordabile per questa zona (300 mila dollari, rispetto ai 550 della media locale), ma soprattutto per il risparmio futuro che si potrà ricevere abitando in queste Eco-abitazioni ad alta efficienza.

Fonte (rinnovabili.it)


lunedì 1 ottobre 2012

In arrivo taxi elettrici, alimentati con fotovoltaico

Il primo impianto fotovoltaico in una centrale taxi a Roma


Il taxi del futuro, a Roma, è elettrico e alimentato con pannelli fotovoltaici. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato ospite del presidente della cooperativa 3570, Loreno Bittarelli, per la presentazione di "Via col verde", iniziativa promossa dalla cooperativa nell'ambito del progetto cooperativo "Roma sceglie sostenibile".
In pratica, viene attivato un impianto fotovoltaico a servizio della sede della cooperativa per la ricarica dei taxi elettrici, i primi dei quali cominceranno a circolare sulla strade di Roma a partire dall'inizio del 2013", ha spiegato Bittarelli. L'impianto, inoltre, "alimenterà - ha detto ancora il presidente del 3570 - la centrale operativa, gli uffici amministrativi, il laboratorio tecnico, l'impianto di autolavaggio e tutte le attività accessorie. Inoltre, ci sarà la possibilità di caricare i taxi elettrici sotto le pensiline".
Bittarelli si è detto ottimista perché "speriamo di riuscire a partire con i primi 20 taxi elettrici all'inizio dell'anno prossimo". "L'iniziativa - ha detto Alemanno - colloca il mondo dei tassisti romani all'avanguardia in un processo di innovazione della città. Questa categoria è spesso dipinta in maniera sbagliata e invece sono convinto sia una risorsa per la città aperta alle novità".

Fonte (ansa.it)



sabato 29 settembre 2012

Sequestrati 11 milioni e 3 impianti fotovoltaici

Beni per 11 milioni di euro sono stati sottoposti a sequestro preventivo dalla Guardia di finanza di Brindisi 


Militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Brindisi hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” di somme di denaro e beni del valore complessivo di undici milioni di euro, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Brindisi  su richiesta del Procuratore Aggiunto.
Tale provvedimento rappresenta l’ulteriore esito delle indagini che, in data 17 aprile 2012, portarono al sequestro di tre impianti fotovoltaici siti in agro di Brindisi e San Pietro Vernotico che erano stati realizzati mediante lottizzazione abusiva e trasformazione urbanistica dei terreni senza la prescritta autorizzazione.
Le ulteriori investigazioni hanno consentito di giungere alla contestazione, nei confronti di due indagati del reato di falso in certificati, falso in atto pubblico commesso da privato ed indebita percezione di contributi pubblici nonché di sei società ritenute anch’esse responsabili di illeciti ai sensi del D.Lvo. 231/2001.
In particolare è stato riscontrato che il legale rappresentante pro-tempore delle società proprietarie degli impianti, unitamente ad un tecnico incaricato dalle stesse, hanno falsamente attestato, al Gestore dei Servizi Energetici, di aver rispettato gli obblighi previsti dagli Strumenti Urbanistici e dal Regolamento Edilizio nonostante non avessero la disponibilità del prescritto titolo autorizzativo regionale, al fine di percepire contributi pubblici non spettanti per complessivi 182 milioni di euro, di cui undici milioni già erogati e pertanto oggetto di sequestro.
Tra i beni sottoposti a sequestro preventivo risultano somme di denaro per un ammontare complessivo pari ad euro 4.690.132,03, tre parchi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (fotovoltaico) e quote societarie.
Al termine delle attività è stato informato il Gestore dei Servizi Energetici, al fine di avviare la procedura di sospensione degli incentivi non ancora erogati pari a 171 milioni di euro.

Fonte (rinnovabili.it)

giovedì 27 settembre 2012

Fotovoltaico olografico possibile concorrente della tecnologia a film sottile

Il pannello fotovoltaico a tecnologia olografica rappresenta una tra le novità più interessanti del settore. La notizia giunge dall’ Instituto Holografico Andaluz che ha deciso di realizzare un pannello dove la luce è unita da un sistema di lenti con due raggi laser monocromatici.
Da un punto di vista tecnico i vantaggi sono diversi perché, colpendo una precisa porzione di pannello si aumenta l’efficienza della cella e questo evita di doverne utilizzare di alta qualità. La rifrazione con il variare dell’angolazione effettuata uno spostamento minimo che non incide sulla cella.
Il numero di celle può essere anche ridotto e questo rappresenterebbe una spesa inferiore con un più semplice smaltimento dei prodotti in silicio. Questi importanti vantaggi rappresentano delle novità di un certo rilievo proprio perché in questo momento la tendenza è quella di ottimizzare la resa del pannello cercando però di mantenere contenuti i costi per la realizzazione dello stesso. Si provano infatti ad usare materiali semplici che però sappiano garantire una resa ottimale e questo connubio non riesce sempre perfettamente mentre con la soluzione dei pannelli a concentrazione olografici si realizza un ottima efficienza e una spesa contenuta.
Per avere le certificazioni necessarie che gli consentano di commercializzare questo tipo di pannello è necessario dimostrare il rapporto efficienza/prezzo. Per queste nuove tecnologie al momento gli incentivi sono davvero limitati e questo non consente di avere uno sviluppo ampio sul territorio tale da consentirne una migliore conoscenza. Il fotovoltaico a film sottile è invece una tipologia piuttosto consolidata con costi di produzione bassi che, nel caso in cui la soluzione del fotovoltaico olografico avrebbe mercato, ci sarebbe un effettiva concorrenza tra le due tipologie.

Fonte (pienosole.it)

martedì 25 settembre 2012

Fotovoltaico: in Europa due terzi delle nuove istallazioni

L’UE ha raggiunto nel 2011 una capacità cumulativa di 52 GW fotovoltaici, potenza sufficiente a soddisfare i bisogni elettrici di un paese come l’Austria


Due terzi di tutte le nuove istallazioni fotovoltaiche registrate per il 2011 appartengono all’Europa, per una capacità totale di 18,5 GW su 27,75 GW. Lo rivela il Centro comune di ricerca della Commissione Europea (JRC) con un nuovo rapporto pubblicato in questi giorni sul proprio sito che riassume e valuta le attività in corso, in materia di produzione, di politiche e di mercato. Secondo la relazione, la capacità fotovoltaica dell’Unione ha raggiunto lo scorso anno il valore cumulativo di 52 GW, abbastanza per soddisfare con il sole i bisogni elettrici di un paese come l’Austria, che corrisponde al 2% del fabbisogno comunitario durante i mesi invernali.
Il merito è in parte di un’industria fotovoltaica cresciuta in Europa con una media di oltre il 40% l’anno a cui si devono sommare i benefici ottenuti dalla diminuzione dei costi di produzione di circa il 60%. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, l’energia solare è stata la fonte rinnovabile che ha attirato la maggior parte degli investimenti, con un totale di 98,5 miliardi di euro in tutto il mondo, di cui due terzi si sono concentrati nel vecchio continente assicurando a Germania, Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Francia la leadership all’interno dei Ventisette e non solo, in termini di capacità fotovoltaica.
Lo studio non nasconde le ombre che oggi appannano l’egemonia europea. Sul fronte manifatturiero la crescita annua più rapida nel corso degli ultimi cinque anni è stata osservata in Asia, dove la Cina da sola rappresenta oltre 50% della produzione fotovoltaica mondiale. Tuttavia, sostiene il JRC, gli scambi commerciali tra Europa e Asia sono ancora fondamentali dal momento che l’UE vanta tuttora un ruolo guida nel settore della ricerca e sviluppo solare.
Fonte (tuttogreen.it)

giovedì 20 settembre 2012

Chernobyl prova a rilanciarsi con le energie rinnovabili

A 26 anni dal disastro di Chernobyl, si studia ancora il modo di rilanciare quell’area ecologicamente compromessa, stimata intorno ai 2.600 km/q; ai quali vanno ovviamente sommati altrettanti in Russia e Bielorussia attorno all’area maggiormente colpita nel disastro nucleare del 1986.

In questo primo progetto approvato nel corso dell’estate dall’Ucraina, l’obiettivo principale è di dare una seconda vita ai terreni praticamente inutilizzabili; oltre che fornire un segnale concreto dell’impegno politico sull’intera faccenda. Secondo il progetto, Chernobyl sarebbe addirittura candidata a diventare un vero polmone nella produzione di energia elettrica, ma da fonti verdi.
Pannelli fotovoltaici, pale eoliche e impianti di cogenerazione si occuperebbero di smaltire la grande quantità di legno ancora contaminata dall’esplosione della centrale nucleare a distanza di oltre 26 anni. Insomma, un radicale cambiamento positivo.
In particolare, l’obiettivo che l’Ucraina ha intenzione di raggiungere entro il 2015 è quello di avere una produzione da fonti rinnovabili pari al 10% della richiesta del Paese, cifra che raddoppierà entro il 2030. Numeri e grandi aspettative che per ora esistono solamente sulla carta ma che si auspica possano diventare realtà, evitando colpi di mano che potrebbero avvenire all’ultimo minuto, come accaduto per i 35 milioni di euro destinati alla costruzione di un nuovo reparto oncologico nell’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt di Kiev; mai arrivati nonostante le promesse, ma sono stati addirittura utilizzati per finanziare parte degli investimenti di Euro 2012.
Oltre allo scetticismo prevalentemente di natura politica, ce n’è uno prettamente tecnico: secondo le stime dell’agenzia Itar-Tass, l’intero processo di bonifica dell’area di Chernobyl avrà una durata superiore ai 100 anni. Uno spazio di tempo a cui si aggiungono tutt’ora le conseguenze delle radiazioni sulle popolazioni residenti nei pressi dei reattori o, in modo ancora più inquietante, sui ‘figli di Chernobyl‘, cioè i bambini nati a ridosso del disastro nucleare. I quali nascono ancora malformati e molti di loro, crescendo, si ritrovano ula tiroide ingrossata, con tutte le disfunzioni ormonali e i problemi di salute che essa comporta.

Fonte (tuttogreen.it)

martedì 18 settembre 2012

Solare: la Danimarca raggiunge oggi l’obiettivo del 2020

Entro la fine dell’anno, la nazione taglierà il traguardo dei 200 MW segnato sul proprio PAN per la fine di questo decennio


Nel Piano Nazionale aveva calcolato di raggiungere una potenza solare, installa sul territorio nazionale, di 200 MW entro il 2020. Ma i sostanziosi incentivi rilasciati dal governo hanno fatto davvero miracoli e la Danimarca si appresta a tagliare il traguardo già entro la fine dell’anno. Ad annunciarlo il ministro degli Affari Esteri spiegando che la capacità fotovoltaica nazionale sta crescendo ad un ritmo di 36 MW al mese. Secondo i principali nomi del settore energetico danese questo rinnovato sviluppo si dovrebbe tradurre entro il 2020 in un GW di potenza e in 3,4 GW entro il 2030. Valori tutti positivi che non possono che rendere soddisfatto il Governo impostosi come obiettivo di coprire il 35% del suo mix di approvvigionamento con le fonti rinnovabili entro la fine del decennio e di renderlo completamente verde la propria energia al 2050.”
La domanda di celle solari è aumentata drammaticamente dall’attivazione del net-metering (scambio sul posto) nel 2010”, spiega Kim Schultz Project manager di Invest alla rivista PV-Tech. “Il sistema dà ad abitazioni private e istituzioni pubbliche la possibilità di stoccare il surplus di produzione nella rete pubblica, il che rende i pannelli solari molto più attraenti”. “La Danimarca – continua Schultz –  possiede un sistema energetico unico con una quota di rinnovabili molto elevata (22%). Questo lo rende particolarmente adatto come piattaforma per le tecnologie di Smart Grid, che costituiscono un elemento chiave per sfruttare appieno le fonti di energia verdi come il solare e l’eolico”.
Fonte (rinnovabili.it)